Una recensione che è un dono

Valentina Certo, studiosa di storia dell’arte (e autrice del quaderno del Vocabolario dell’Arca SGUARDO) ci regala una recensione di MARIO LODI ALBERO MAESTRO.

Armonia tra arte e scienza, l’educazione secondo Mario Lodi nel libro curato da Carlo Ridolfi.

Pensieri dopo la lettura di Mario Lodi, albero maestro, Franco Angeli, 2022.

Valentina Certo

Mario Lodi nasce a Piadena il 17 febbraio 1922. Muore a Drizzona il 2 marzo 2014. Tra queste due date c’è una vita spesa per l’educazione, per i ragazzi, per l’insegnamento, per la condivisione di saperi e idee. Potremmo quindi affermare che Mario Lodi ha gettato un seme che ancora oggi, se coltivato, dona i suoi frutti più belli e duraturi? Sicuramente la nuova pubblicazione curata da Carlo Ridolfi, Mario Lodi, albero maestro, (Franco Angeli, 2022) lungi dal ridurre un uomo di così spessore a mera caricatura letteraria, cerca di dare risposte concrete a questo e altri interrogativi, sviscerare parecchi nodi, indagare pensieri, approfondire tematiche e guardare alla figura di Mario Lodi nella sua ricchezza e complessità. 

Nei suoi 92 anni di vita, Lodi matura diverse esperienze: la giovinezza segnata dalla guerra, la professione di insegnante di scuola elementare, l’impegno intellettuale e sociale, la scrittura di numerosi testi, l’animazione culturale e la condivisione del suo progetto educativo e cooperativo che, ancora oggi, vive grazie all’associazione C’è speranza se accade @ – Rete di Cooperazione Educativa, creata nel 2011 sul suo impulso. E non è un caso che a curare il volume Mario Lodi, albero maestro sia stato proprio Carlo Ridolfi, coordinatore della Rete e collaboratore dello stesso Lodi dal 1994 al 2014. Venti intensi anni in cui hanno visto la luce interessanti pubblicazioni su svariate tematiche educative a dimostrare, se ci fosse bisogno, che Lodi non si prodigò da solo ma, come afferma Ridolfi “sempre con un impegno che cercava il collettivo, a proporre soluzioni, a inventare strategie didattiche, a cogliere da episodi in apparenza negativi le opportunità positive”. (Mario Lodi, albero maestro, Carlo Ridolfi (a cura di), Franco Angeli, Milano, 2022).

Mario Lodi, albero maestro, edito da Franco Angeli nel 2022 è impreziosito dalle poesie in forma di filastrocca di Carlo Marconi e dalle illustrazioni di Anna Forlati. Si rivela quindi una lettura esteticamente stimolante. 

Il libro contiene una serie di saggi che ci mostrano le peculiarità del maestro socialista che cercava di valorizzare la cultura popolare e che alla domanda “cos’è l’educazione”, rispondeva che “è una armonia tra arte e scienza”. Perché Lodi è consapevole di aver ricevuto una educazione “sbagliata” e, anche per questo, spera di trovare “mezzi nuovi che contribuiscano a rendere il popolo cosciente, attraverso un’educazione” affinché ognuno conquisti il “suo ruolo di protagonista della storia”. (Una lettera come presentazione, in M. Lodi, G. Morandi (a cura di), I quaderni di Piadena, Edizioni Avanti, Milano, 1962). 

Ecco che quindi, all’interno del volume si possono leggere i contributi di numerosi studiosi, diversi e complementari tra loro. Sonia Coluccelli scrive sulla concezione di scuola-mondo di Lodi notando come spesso coincidano e che una società si può definire civile quando “cerca di adattare se stessa alla crescita umana e sociale dell’uomo attraverso le sue istituzioni tra cui la scuola”- (S. Coluccelli, Il mondo come scuola, pag. 19). Carlo Ridolfi,curatore del saggio, attento e puntuale, con piglio critico, offre uno spunto per riflettere sul senso di Mario Lodi per la storia e con la storia, analizzando il maestro come un uomo e un maestro “in pieno nel corso della storia del suo tempo”. (Carlo Ridolfi, Ridare voce a un mondo muto: il senso di pag. 34). I due capitoli successivi analizzano Mario Lodi in relazione con altre importanti figure: Enrico Bottero ci parla dei rapporti tra Lodi e Freinet. Basti pensare che nel 1989 i due si incontrano all’Università di Bologna dove ricevono la laurea honoris-causa in pedagogia. Franco Lorenzoni riflette, invece, su don Lorenzo Milani, e su come queste condivisioni possano arricchire il pensiero e l’azione. Francesca Lepori scrive a proposito di “Il Mondo”. Nel 1977 Lodi pubblica il primo di 5 volumi che raccolgono ben 311 giornalini prodotti in cinque anni nella scuola di Vho di Piadena: esperienza che ha risaltato l’identità della classa, rivelato il potenziale di energie creative e dato nuovi stimoli. 

Nuovi stimoli dati dalla tradizione sono quelli narrati da Mariateresa Muraca nel VI capitolo “Gesù oggi. Un percorso cooperativo di rilettura e riscrittura del Vangelo di Matteo”. Nel 1971 bambine e bambini dei quarta elementare della scuola di Vho di Padene leggono insieme al loro maestro Mario Lodi e riscrivono il Vangelo di Matteo. Una sperimentazione unica, seguita dalla pubblicazione dei pensieri degli studenti nel giornalino di classe “Insieme” e che ancora oggi potrebbe rivelarsi quanto mai entusiasmante.

Elisabetta L’Innocente pone l’accento su una preziosa testimonianza storica: il documentario di Vittorio De Seta “Partire dal bambino” dedicato a Mario Lodi facente parte della serie “Quando la scuola cambia”, trasmessa dalla RAI nel 1979. Infine le testimonianze di due maestre di oggi Roberta Passoni e Valentina Guastini.

(Anche la pagina Instagram Allenatori di lettura parla di MARIO LODI ALBERO MAESTRO) https://www.instagram.com/p/CnkdgOJLEhV/?igshid=MDJmNzVkMjY%3D&fbclid=IwAR1WP1XaHMfowE7KVLW7v0Cbf70aZTWMyBzgajKe2-ZcdiDV2HmTzTSn0vY

Tra le idee più interessanti di Lodi, vorrei sottolineare quella secondo cui teoria e prassi non sono entità separate né ordinate ma elementi dialettici. A tale proposito da maestro e animatore culturale e sociale promuove un’educazione attiva che, in diverse prospettive, si era già notata con Dewey. Chi ha la fortuna di leggere ciò che i suoi studenti scrivevano all’epoca o addirittura parlare con loro, noterà che ogni studente di Lodi era assoluto protagonista. Non un mero numero o uno dei tanti alunni di una scuola di un centro come Vho di Piadena. Questo si tramuta in una visione pedagogica collegata al fare la buona politica, alla condivisione e al dialogo e ad un nuovo modo di concepire la ricerca pedagogica. 

Il volume si pone parecchi obiettivi, tra tutti quelli di raccontare la scuola. Il fine non è sicuramente di celebrare Lodi (così potrebbe sembrare dal momento che ricorrono nel 2022 i cento anni dalla nascita di Lodi) ma quello di far riflettere, innescare il dubbio, far conoscere le buone pratiche, offrire uno spaccato sociale e culturale, fornire strumenti, indagare la scuola del passato per migliorare quella del futuro. 

Perché non provarci? Perché appiattirsi dietro una scrivania e un sistema che mira ai programmi, ai voti, alla burocrazia e meno al ragazzo nella sua complessità? Esempi come quelli di Lodi, rivoluzionari, certo non isolati, sono “parti di un più generale progetto di trasformazione del mondo”.

 “Tutte le cose sono di tutti” e “Tutte le cose a tutti interamente” sembrano due frasi rappresentative per concludere queste mie riflessioni maturate dopo la lettura del saggio e per parlare del suo progetto coopertivo e del suo progetto educativo, entrambi fondati su solide basi scientifiche e concrete fondamenta del pensiero. Entrambi così rivoluzionari e attuali. 

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