La coperta di Vanessa

di Enrica LEONE

… perché dentro la storia della scuola c’è la storia di tutti, anche di quelli che non l’hanno frequentata, anzi soprattutto la loro, e proverò a raccontarvi anche questo.

Sono tempi complicati per tutti, ma per la scuola un po’ di più. Mentre scrivo sono in attesa delle decisioni che gli addetti ai lavori prenderanno in merito al rientro in aula lunedì 10 Gennaio, anche se pare scontato ormai che gli studenti e le studentesse campane saranno in DDI (didattica digitale integrata), per volere di un presidente che non disdegna di farsi chiamare sceriffo.

E allora vale la pena organizzarsi per resistere grazie alle voci giuste come quella di Vanessa Roghi. Voi siete il fuoco, edito da Einaudi, è un libro sulla storia della scuola, scritto specificamente per i ragazzi e le ragazze, l’anima di un’istituzione che sta smarrendo se stessa. Si dice che della scuola si sentano autorizzati tutti a parlare per il solo fatto di averla frequentata e invece la Roghi ne parla con la serietà della storica e la passione civile che contraddistingue ogni suo scritto, dunque leggerla è un bene. E non si pensi di affrontare un libro pieno di date o ragionamenti incomprensibili sui massimi sistemi, perché la storia è la più umana delle discipline e questa dimensione l’autrice non la perde mai. Il racconto prende avvio dalla vicenda di una coperta che Vanessa, ragazza alla fine del ciclo di scuola media in una città della provincia toscana, realizza insieme ai suoi compagni e alle sue compagne durante i laboratori del tempo pieno. E così, proprio quella scuola media unificata che alcune menti indicano oggi come l’inizio della fine, è per questa giovane donna e per tanti altri e altre prima e dopo di lei, la possibilità, sancita dalla Costituzione, di sentirsi parte, costruire uguaglianza, o almeno ridurre le differenze. La coperta di mattonelle, ognuna delle quali realizzata da uno studente o da una studentessa, diventa simbolo di bellezza collettiva e condivisa, ricordando all’autrice cosa muove il suo lavoro di storica, ovvero la ricerca di senso che coincide con giustizia.

Vanessa ROGHI

Partendo da uno sguardo sul proprio vissuto, si cerca di indagare la memoria collettiva di una nazione, la nostra, attraverso la storia dell’educazione, con i racconti di leggi fondamentali per l’ampliamento dell’istruzione obbligatoria e i nomi di pionieri e pioniere nell’ambito della pedagogia. C’è un bellissimo capitolo, il sesto, dedicato alle difficoltà che le prime maestre hanno dovuto affrontare in tempi ormai lontani, pagine che rendono chiaro dove affonda la questione di genere, ancora oggi così cruciale, nel nostro paese e non solo (si fa riferimento ad un articolo della grandissima Matilde Serao, intitolato Come muoiono le maestre, dedicato al suicidio della maestra Italia Donati, datato 25 giugno 1886). Si legge della forza di Maria Montessori e della sua grande intelligenza. E mentre ci si lascia guidare dall’autrice in questo viaggio sentimentale attraverso la storia dell’educazione, appare chiara la necessità di alcune pagine, oggi che la scuola pubblica è costantemente nel mirino, capro espiatorio ideale di una politica che sull’istruzione ha fallito miseramente. Quasi ogni giorno illustri menti si prodigano nella condanna senza attenuanti di una scuola dell’obbligo rea di promuovere troppo, di adattarsi ai bassi livelli degli studenti e delle studentesse senza fare selezione. Non esistono più le mezze stagioni e neppure le bacchette sulle mani e i ceci sotto le ginocchia per fortuna! Quanta miseria in questi ragionamenti, quanto classismo mascherato da fine intelletto… Torna chiaro e forte allora il messaggio di Lettera a una professoressa, sintesi acuta e implacabile del malfunzionamento del sistema educativo, elaborata a Barbiana grazie al lavoro di Don Milani e dei suoi studenti. Una scuola che promuove chi è già stato graziato dalla vita e si dimentica del resto della popolazione è una scuola che non serve alla crescita della società. Questo dicevano i padri e le madri della costituente, questo dice ancora oggi la nostra Costituzione all’art. 3.

E allora leggere libri come Voi siete il fuoco ci aiuta ad orientarci in una società complessa, a capire se non le soluzioni, certo il senso delle questioni che il presente ci pone con forza e che non si possono ignorare. E la questione più impellente per chi fa educazione è decisamente l’angoscia di gran parte degli alunni e delle alunne. La pandemia ha smascherato la più brutale delle verità, ovvero che i giovani interessano solo nella misura in cui sono funzionali a un sistema miope, manipolati da adulti che si cullano nella presunzione di essere sempre un gradino più su. Poi ci sono gli adulti come Vanessa, che di queste vite si interessa davvero e a loro rivolge pagine di grande spessore etico e storico, senza moralismi e retorica, ma con quella semplicità nemica di ogni banalità.

Voi siete il fuoco è dunque un libro per ragazze e ragazzi, ma anche per quelli che, come me, a questi giovani deve molto. Insegnare ha un senso non come missione privata, ma come vocazione civile collettiva. Essere a disposizione delle persone che ci sono state affidate, ascoltarle e ragionare con loro, assumendo i rischi di scelte impopolari. Questo è insegnare.

Nelle pagine di Vanessa c’è spazio per Alice, per Pinocchio, ma anche per il Cappellaio matto e per Lucignolo, per Franti e per tutti quei nomi che hanno segnato un tempo e lo hanno raccontato.

C’è spazio per Menocchio e per i suoi vermi, c’è spazio per Carlo Ginzburg e Marc Block. C’è spazio per la storia, che ancora e sempre siamo noi, Bella ciao!

Enrica LEONE

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